The 7th edition of Arte all'Arte, curated by Emanuela De Cecco and Vicente Todolí, brought significant interventions to the most evocative places in Tuscany. Cildo Meireles raised Siena to the sky, Miroslaw Balka left his mark in San Gimignano, Lothar Baumgarten transformed Montalcino, while Tacita Dean projected in Mensano. Marisa Merz enriched Colle di Val d’Elsa and Damián Ortega enhanced Poggibonsi.
The edition also featured a special project at the Palazzo delle Papesse and an installation by Mario Airò at the Teatro dei Leggeri in San Gimignano, confirming the deep connection between contemporary art and the territory.
Edited by Emanuela de Cecco and Vicente Todoli.
"With this project, the Arte Continua association sought to create a point of contact between the world of international contemporary art and some local Tuscan communities strongly marked by the presence of art, especially medieval and Renaissance art, developing two research strands: one exploring connections between Art Architecture Landscape, and the other between Art Technology and Science.
We are passionate about art from all eras, and for us the Middle Ages, the Renaissance, and the beautiful Tuscan landscape are not just the past, or a postcard image, but an important part of our lives, our present, and we hope, our future.”
Art to Art è giunta alla sua settima edizione e, come ogni anno, si svolge in spazi particolarissimi, spazi che spesso hanno vissuto una vita precedente ospitando le più svariate attività di cui conservano le tracce, spazi di fatto non predisposti per accogliere l’arte contemporanea ma di volta in volta riadattati a seconda dei progetti degli artisti e delle possibilità concrete.
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Ogni decisione va verificata alla luce di una sorta di test di realtà molto concreto: il progetto di un artista noto in tutto il mondo può essere sostenuto o contrastato dal punto di vista di un parroco di un piccolo paese, in alcuni casi conta di più avere il polso della situazione di fatto piuttosto che far valere possibili legittimazioni intellettuali. Credo che ciò che rende questa esperienza significativa consista nel dare corpo una volta all’anno a una piccola e concentrata utopia concreta attraverso la quale l’arte ritrova una possibilità di dialogo effettivo – prima ancora che con il pubblico – con le diverse realtà che la ospitano.
Se il modo in cui l’arte viene veicolata e comunicata al pubblico è da sempre uno degli interrogativi centrali attorno ai quali sono chiamati continuamente a interrogarsi tutti coloro che operano attorno all’arte, oggi tale questione si pone in modo ancora più urgente.
I musei si trasformano, le logiche dell’intrattenimento acquisiscono un peso che un tempo non avevano nella programmazione, la cultura deve anche divertire. L’arte, se intende mantenere una sorta di autonomia in questo processo, deve mantenere vivo il confronto con la realtà rinunciando ad arroccarsi in posizioni pseudo aristocratiche. L’ipotesi più interessante è che sia possibile configurare una sorta di terza via capace di comunicare senza snaturarsi, senza cedere a ricatti sempre più pressanti di carattere populista. In questo quadro, Arte all’Arte è un’esperienza dove tali interrogativi si trasformano in azione, e dalla quale ogni anno si cerca di offrire una panoramica di possibili tentativi concreti di risposta.
Oltretutto, la fiducia nella dimensione del fare invalida alcune tra le più diffuse lamentale su questioni legate alla difficile sopravvivenza dell’arte contemporanea in un Paese incredibilmente ancora così spaventato dalla produzione artistica non ascrivibile – per ragioni anagrafiche – al patrimonio dei beni culturali. A fronte di più di un sindaco disposto a dialogare direttamente e a confrontarsi con il progetto di un artista, appare inoltre ancora più forte l’immobilismo delle grandi città dove la burocrazia e lo stratificarsi di promesse mancate neutralizzano quintali di energie.
In questo contesto, la risposta nasce proprio nel corso del percorso di preparazione della mostra, e prende forma attraverso la rete di relazioni – costruita negli anni ma ogni anno riveduta e approfondita – che nasce tra le amministrazioni locali, i responsabili dei luoghi dove di volta in volta vengono allestiti i lavori, gli artisti stessi, i curatori, gli organizzatori, gli artigiani e i tecnici. Già in questa fase ci si confronta infatti con la vita del territorio, con le disponibilità concrete, i timori e le forme di resistenza. Già in fase di progettazione esiste una sorta di pubblico di prima fascia al quale è richiesto un coinvolgimento che si trasforma in una responsabilità precisa che può essere di vitale importanza rispetto alla realizzazione di uno specifico intervento o alla necessità di cambiare strada e ripartire in un’altra direzione.
Even before the actual visitors' audience, everyone's work must pass this sort of initial field test, which is perhaps one of the most interesting phases precisely in relation to that need for reality testing I mentioned earlier.
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I don't think it's a coincidence that the reflection on time is present in the work of more than one artist. I think of the always equal time marked by the platforms with seating by Balka in the spaces of the former prison in San Gimignano, and the time of rest and daily life, which I believe is the true subtext of the film Mario Merz by Tacita Dean, projected in the small cinema of the Mensano club.
In tempi di corsa frenetica verso obiettivi sempre meno chiari, il filo rosso che emerge da più contributi consiste nell’esigenza di un ripensamento, nel relazionarsi con il pubblico senza voler stupire ma privilegiando la dimensione dell’ascolto, non avere paura di compiere un passo verso il buio e la profondità (Marisa Merz, Cildo Meireles, Miroslaw Balka), accogliere e valorizzare le differenze (Damián Ortega), guardare il territorio più che consumarlo (Baumgarten), considerare le tracce dell’esistente, come nei disegni di Tacita Dean dove i profili delle mappe seguono le venature dell’alabastro stesso…
Emanuela De Cecco, from Art to Art VII