L’Associazione con questo nuovo progetto si pone l’obiettivo di creare uno spazio di condivisione, ascolto e produzione artistica all’interno del contesto detentivo coinvolgendo i partecipanti in un intenso processo di collaborazione con artisti della comunità internazionale.
Le opere presentate sono il risultato di un dialogo continuo tra gli artisti e i partecipanti, in cui ogni pratica ha aperto possibilità diverse di espressione e riflessione.
Leonardo Meoni ha condotto un laboratorio di incisione, realizzato grazie al sostegno di Fondazione Il Bisonte, che ha finanziato il progetto e reso possibile la stampa delle matrici direttamente all’interno dell’istituto. Il processo incisorio, basato su tempo, pressione e trasformazione, ha permesso ai partecipanti di tradurre segni intimi in immagini permanenti.
Alessandro Chiaramonti ha lavorato con l’argilla, guidando la creazione di una serie di volti. La modellazione ha attivato una riflessione sull’identità e sull’autorappresentazione, dando forma a presenze sospese tra memoria e immaginazione.
Arcangelo Sassolino e Cristiano Focacci Menichini hanno sviluppato un disegno collettivo composto da oggetti significativi per ciascun partecipante: frammenti simbolici che, riuniti, costruiscono una narrazione comune fatta di affetti, ricordi e desideri.
Massimo Bartolini ha invitato i partecipanti a scrivere due lettere, una ad una persona amata e una ad una persona odiata, accompagnandole con disegni di tatuaggi dedicati. Il lavoro ha aperto uno spazio di confronto diretto con le proprie emozioni, rendendo visibile la complessità dei legami umani.
Yoan Capote ha lavorato con i partecipanti al corso a dei calchi in gesso per dar vita a un alfabeto muto di gesti.
Il titolo della mostra, Un giorno in più, un giorno in meno, nasce da una proposta di uno dei partecipanti e riflette sulla percezione soggettiva del tempo. In un contesto in cui il tempo è misurato, atteso, trattenuto o lasciato scorrere lentamente, un giorno può assumere un peso diverso: può essere un giorno guadagnato o un giorno perduto, un’unità minima che contiene speranza, trasformazione o resistenza. Il titolo restituisce così la dimensione interiore del tempo vissuto, sottolineando come ogni giorno possa diventare spazio di possibilità.
La mostra è ospitata presso il Giardino degli Incontri progettato dall’architetto Giovanni Michelucci, luogo concepito come spazio di incontro tra interno ed esterno.
Desideriamo ringraziare inoltre per la collaborazione Silvia Bellotti, Franco Miccinesi e Ignacio Servetto.