Progetto ideato e organizzato da Associazione Arte Continua
Con il patrocinio di Regione Toscana, Colle di Val D’Elsa, Poggibonsi e San Gimignano
Leandro Erlich – Sotto gli Archi del Tempo
Il progetto si sostanzia in tre installazioni negli archi del ponte di San Francesco
UMoCA – Under Museum of Contemporary Art
opera permanente / spazio museale by Cai Guo-Qiang
con l’assistenza di Associazione Arte Continua
Dall’11 aprile 2026, uno dei più noti artisti della comunità internazionale dell’arte, Leandro Erlich, arriva a Colle di Val d’Elsa con Sotto gli Archi del Tempo , una serie di installazioni site-specific realizzate per UMoCA – Under Museum of Contemporary Art, liberamente accessibili alla collettività. Il progetto, che rientra nell’ambito di “Le città del futuro”, è ideato e organizzato da Associazione Arte Continua, che da oltre trent’anni promuove progetti di arte pubblica capaci di mettere in relazione artisti internazionali, comunità locali e paesaggio.
«L’Associazione fin dalla nascita cerca di sostenere lo spirito di libertà, indipendenza e competenza degli artisti, nella possibilità di dialogare con la realizzazione dello spazio della vita quotidiana dei cittadini, degli appassionati d’arte o dei passanti. Portare agli occhi la libertà d’espressione e la libertà di godere ogni volta che se ne senta la voglia di opere d’arte nate specificamente per il luogo in cui si trovano, senza chiedere il permesso e senza dover pagare un biglietto o averne accesso solo attraverso l’acquisizione. Sosteniamo il rispetto per il valore della fragilità e della responsabilità di ognuno rispetto a quello che è lo spazio pubblico, l’opposto della logica per cui quello che è di tutti alla fine non è di nessuno, e lo spazio pubblico come lo scarico di quello che non ha valore per i singoli», afferma il presidente dell’Associazione Arte Continua Mario Cristiani.
Erlich, artista della comunità internazionale dell’arte, le cui opere sono esposte nei più importanti musei del mondo — dalla Tate Modern di Londra al Centre Pompidou di Parigi e con opere permanenti nella città di Parigi e Shanghai — è noto per installazioni che mettono in discussione la percezione della realtà e il rapporto tra spazio quotidiano e immaginazione.
Sotto gli archi medievali del ponte di San Francesco, le sue tre installazioni monumentali modellate in sabbia trasformano lo spazio pubblico in un paesaggio effimero che riflette sulla natura del patrimonio, sulla sua vulnerabilità e sulla responsabilità collettiva della memoria.
Il castello di sabbia — simbolo dell’immaginazione infantile, del gioco collettivo e della bellezza effimera — diventa qui anche un monito sulla fragilità delle cose, sull’erosione e sulla vanità della permanenza.
Sotto gli Archi del Tempo si articola in tre scene: da sinistra nel primo arco, una clessidra poggia su una duna. Non misura il tempo ma ne evoca l’incommensurabilità. La sabbia che scorre al suo interno dialoga con quella che costruisce le altre installazioni, chiudendo simbolicamente il ciclo tra memoria, presente e perdita. Nel secondo arco, la sabbia assume la forma di una cartografia: il borgo di Colle Val d’Elsa appare in scala ridotta, scolpito come se fosse stato modellato dal vento. La città diventa un rilievo effimero che ricorda la natura transitoria di ogni insediamento umano. Nel terzo emergono da una collina di sabbia miniature di architetture iconiche — dalla cupola del Brunelleschi al Partenone, da una piramide maya a Notre-Dame — come un atlante impossibile che riunisce simboli di civiltà lontane in una stessa geografia fragile.
In questo fragile paesaggio, il patrimonio rivela la sua natura più profonda: non pietra eterna, ma una materia delicata — come la sabbia — tenuta insieme dalla responsabilità di chi se ne prende cura.
«C’è qualcosa nella sabbia che ha sempre attirato la mia attenzione. Fin dall’infanzia, sono stato affascinato dalla sua scala incommensurabile, dall’impossibilità di immaginare o contare i granelli su una spiaggia. In quell’esperienza c’era già un’intuizione dell’infinito, ma anche un confronto con il tempo: la sabbia come risultato di milioni di anni di erosione, e come superficie fragile sulla quale si dispiega la nostra esistenza finita. Più tardi, The Book of Sand di Borges ha dato forma a quella intuizione, rivelando un’immagine dell’infinito tanto affascinante quanto inquietante. Da allora, la sabbia è rimasta per me una metafora essenziale. La sabbia evoca l’effimero. Ogni forma costruita con essa sembra contenere, fin dall’inizio, la certezza della propria scomparsa. E tuttavia è proprio in quell’atto di costruire — per quanto precario e fugace — che si rivela qualcosa di profondamente umano. Dalle strutture dei bambini sulla spiaggia alle grandi costruzioni della storia, persiste lo stesso impulso: resistere al tempo, lasciare una traccia, affermare una volontà di durare di fronte all’inevitabile. Forse è in questa tensione tra fragilità e durata che si rivela una delle chiavi più profonde della condizione umana», afferma l’artista Leandro Erlich.
Il progetto è realizzato con il patrocinio di Regione Toscana, Colle di Val D’Elsa, Poggibonsi e San Gimignano, nell’ambito della candidatura Colle Val d’Elsa Capitale Italiana della Cultura 2028, con il supporto degli sponsor Giannoni & Santoni e Carlo Fantacci & Associati e Azienda Agricola la Torre di Ananìa Luigi Antonio.
BIO ARTISTA
Leandro Erlich (Argentina, 1973) vive e lavora tra Parigi, Buenos Aires e Montevideo.
Negli ultimi due decenni le sue opere sono state esposte a livello internazionale ed entrano a far parte delle collezioni permanenti di prestigiosi musei e collezioni private, tra cui il Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, il Museum of Fine Arts di Houston, la Tate Modern di Londra, il Musée National d’Art Moderne – Centre Georges Pompidou di Parigi, il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, il MACRO di Roma e l’Israel Museum.
Tra i suoi progetti pubblici più noti figurano La Democracia del Símbolo all’Obelisco di Buenos Aires e al MALBA, Maison Fond realizzata per la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici a Parigi, Bâtiment per la Nuit Blanche di Parigi e La Carte – À l’ombre de la ville, installazione permanente nel paesaggio urbano di Bordeaux.
Le sue mostre personali sono state ospitate da importanti istituzioni internazionali, tra cui Mori Art Museum di Tokyo, Palazzo Reale di Milano, Kunstmuseum Wolfsburg, CAFA Art Museum di Pechino, MALBA di Buenos Aires e PAMM di Miami.