Mimmo Paladino (Paduli, 1948) is one of the main protagonists of the Italian Transavanguardia movement, known for his visual language that combines tradition and contemporaneity through painting, sculpture and installation.
In 1998 he participated in Art to Artwhere he realised The Sleepers inside the Fonte delle Fate in Poggibonsi, an evocative work that the artist donated to the city and which can still be visited today. With the Associazione Arte Continua he also developed a project in Vinci, Un piazza per Leonardo, as a tribute to Leonardo and contributed to the project Arte per la riforestazionedonating a work thanks to which it was possible to create the Neophyte Park in Prato.
In 2023, Mimmo Paladino was the protagonist of an exhibition at the UMoCA in Colle di Val d'Elsa, curated by Cai Guo-Qiangconfirming its constant dialogue with contemporary art and the territory.
His ability to interweave myth, symbol and memory has made Mimmo Paladino a leading figure on the international art scene.
Mimmo Paladino (Domenico Paladino, Paduli, 18 December 1948), is one of the leading exponents of the Transavanguardia, a movement founded by Achille Bonito Oliva in 1980, which identified a return to painting after the various conceptual currents that developed in the 1970s.
Mimmo Paladino passa la sua infanzia a Napoli e, grazie allo zio pittore, si appassionasinda piccolo all’arte. Già nel 1964, visitando la Biennale di Venezia, Paladino resta segnato dalla visione degli artisti Pop americani e poco dopo, partendo dal clima comune del “concettuale”, inizia la sua prima fase di attività incentrata principalmente sulla fotografia. La prima personale si tiene a Caserta, nel 1969. Tuttavia, le eccezionali doti di disegnatore non rimangono a lungo celate: nel 1977, infatti, realizza un grande pastello su muro a Napoli e partecipa inoltre alla rassegna “International Triennial für Zeichnung” organizzata a Breslavia. Nello stesso anno si trasferisce a Milano. Nella seconda metà degli anni ’70 riscopre la pittura e recupera il colore sia nella sua valenza espressiva sia nella matericità del pigmento. Immagini astratte si susseguono su grandi tele dai forti valori timbrici, spazialmente definite da strutture geometriche che attraggono l’osservatore.
Tra il 1978 e il 1980 vive un periodo di transizione tra il concettuale e l’arte figurativa: le opere di questa fase sono in prevalenza dipinti monocromatici in colori primari ai quali unisce elementi geometrici e oggetti di recupero.
La sua attitudine a lavorare sul linguaggio dell’arte e sulle sue articolazioni concettuali ed espressive, ha radici negli anni Settanta, quando l’artista muoveva i primi passi nell’ambito di una figurazione ricca di elementi simbolici che sarà riscontrabile in tutta la produzione successiva. Paladino intraprende così percorsi linguistici sorprendenti, sperimentando le diverse tecniche tradizionali: dal disegno alla pittura, alla scultura, al mosaico, all’incisione, fino all’immagine filmica. Dal 1985 si cimenta, inoltre, con grandi sculture in bronzo e con installazioni saggiando così la contaminazione tra diverse forme espressive. Celebre l’installazione in Piazza del Plebiscito di una gigantesca montagna di sale.
Alla fine degli anni ’90 Paladino realizza diversi altri cicli pittorici, nei quali si rende evidente l’aspetto più problematico della sua ricerca, ovvero il continuo interrogarsi sul linguaggio dell’arte: la geometria, la frammentarietà, la molteplicità e l’accumulazione dei segni, insieme a improvvise cesure e cambi di registro, che costituiscono alcuni fili conduttori del suo operato. La sua produzione inizia ad essere conosciuta anche all’estero grazie ad una mostra itinerante del 1980, che si sposta da Basilea ad Essen, ad Amsterdam, oltre ad una personale alla Badischer Kunstverein di Karlsruhe presentata da Achille Bonito Oliva. Nel 1982 partecipa alla Biennale di Sidney, allo Zeitgeist di Berlino, a Documenta 7 di Kassel ed è del 1985 la sua prima retrospettiva al Lenbachhaus di Monaco. Nel 2015 partecipa alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia, con uno spazio a lui dedicato.
On the occasion of the exhibition Terra Italiana, realizzata nel 2014 dalla Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. a Bologna, ha esposto alcuni dei suoi celebri lavori.
Alcune sue opere sono esposte nei più importanti musei internazionali come ad esempio: “Well of heroes” (1983), “Canto I” (1995), “Interior with tin” (1988), “Vesper” (1984) esposti al Metropolitan Museum of Art di New York.